Programma Elettorale

Le limitazioni della pandemia hanno reso questa campagna elettorale diversa dalle altre, impedendo il contatto diretto tra i candidati e gli elettori.
Io avverto comunque la necessità di illustrare le ragioni della mia candidatura a sostegno di Raffaele Fitto, nella lista dei Fratelli d’Italia. È una candidatura che rappresenta in un certo senso un ritorno in campo, dopo le esperienze nel consiglio regionale e nella giunta provinciale, che risalgono ormai ad un po’ di tempo fa.
È stata proprio la gestione dell’emergenza a indurmi a scendere di nuovo in campo, come cittadino impegnato in politica e come medico, convinto della necessità di una sanità regionale migliore, più equa, più attenta ai bisogni dei pazienti.
La qualità dei servizi sanitari è direttamente connessa alla qualità della vita di una comunità: si vive meglio se si è assistiti, curati meglio. Come pugliesi non possiamo sentirci soddisfatti.
La pandemia ha messo a nudo tutti i vizi di un sistema sanitario regionale eccessivamente burocratizzato. Diciamo la verità: ci è andata bene perché la diffusione del virus è stata da noi per fortuna più contenuta che altrove e perché i medici, il personale parasanitario, le forze della protezione civile hanno dato un grande esempio di professionalità e di abnegazione..
Ma avrebbero retto le strutture ospedaliere una domanda di cura più sostenuta, come quella sopportata dalle Regioni maggiormente colpite dal virus?
La risposta è che sarebbe stato molto difficile, se non impossibile
Il mio pessimismo è confortato da due dati che non si riferiscono direttamente alle gestione dell’emergenza, ma che sono particolarmente significativi della scarsa qualità della sanità in Puglia: le liste di attesa e la migrazione sanitaria.
Per quanto riguarda le liste di attesa, nonostante tutti gli sforzi posti in essere, la situazione resta molto critica: il sistema non riesce a far fronte nemmeno alle richieste di prestazioni “brevi”, ovvero quelle che vengono richieste perché si è malati e si ha bisogno di una diagnosi in tempi rapidi: solo il 67% delle prestazioni rispettano i tempi previsti. Per il resto delle prestazioni, che hanno una classe di priorità normale, la situazione è peggiore. La legge approvata qualche anno fa ha dato qualche risultato positivo soltanto per alcuni settori, come quello oncologico. In altri, come quello cardiologico, è addirittura peggiorata.
La mobilità sanitaria è un altro settore che mette in evidenza la bassa qualità della sanità pugliese. Come si legge in un report messo a punto dalla Fondazione Gimbe, i cittadini che scelgono di farsi curare fuori costano alle casse regionali più di 200 milioni all’anno, che vengono sottratti ad altre politiche sanitarie, cui vanno aggiunti i costi direttamente sopportati dai pazienti e loro familiari per gli spostamenti, per l’alloggio, e via dicendo.
Siamo al quartultimo posto in Italia per quanto riguarda il saldo negativo della mobilità sanitaria.
I governi di centrosinistra che si sono succeduti nelle ultime legislature regionali non sono riusciti a invertire questa tendenza. Ed è per questo che dico che è necessario voltare pagina, individuando nella sanità – che del resto assorbe circa l’80 per cento del bilancio regionale – la priorità assoluta da affrontare.

Se sarò eletto, il mio impegno sarà quello di profondere ogni sforzo per migliorare la sanità regionale.

Non lo farò soltanto come politico, ma come medico, convinto che per curare la salute dei pazienti c’è anche da migliorare il contesto organizzativo, logistico, strutturale nel quale gli operatori della sanità devono lavorare.
L’altra priorità da affrontare riguarda la richiesta di una maggiore attenzione della Regione Puglia nei confronti della Capitanata, sempre più vittima di una esasperata conflittualità tra i territori regionali.
L’eterno derby tra Bari e Lecce, la rincorsa ad accaparrarsi i finanziamenti pubblici gestiti dalla Regione ha visto la nostra terra duramente penalizzata. I Monti Dauni, il Tavoliere, il Gargano sono diventati un museo a cielo aperte di grandi opere rimaste incompiute: dalla seconda diga sul Fortore all’allungamento della pista dell’aeroporto Lisa, dal raddoppio della linea ferroviaria adriatica, al completamento dell’alta capacità Foggia-Napoli, che procede a rilento, fino al più clamoroso esempio della negligenza del governo regionale verso la provincia di Foggia: la Pedesubappenninica, ovvero la strada regionale n.1.
Quel numero uno sta ad indicare che si tratta della prima arteria voluta dalla Regione Puglia. Che l’ha voluta, ma poi se n’è dimenticata.
L’inaugurazione del primo lotto risale ormai a trent’anni fa. A trent’anni fa risale anche il lotto settentrionale che, pur quasi completo, non è mai andato in esercizio ed oggi versa in un pietoso stato di dissesto. Degli altri lotti non si sa più nulla.
Ammettiamolo e denunciamolo, senza se e senza me: in questi anni la Capitanata è stata la cenerentola della Regione Puglia.
Ma non si può addossare tutta la responsabilità al governo regionale. Occorre che gli assessori e i consiglieri regionali eletti in provincia di Foggia facciano sentire di più la loro voce, che rivendichino una maggiore presenza ed una maggiore attenzione della Puglia verso la Capitanata. Occorre far capire a Bari che la Puglia non si ferma all’Ofanto.
La Capitanata possiede grandi potenzialità che in questi anni sono state abbandonate a se stesse. Siamo tra le più grandi province d’Italia per superficie. Possediamo un territorio che per varietà, diversità, ricchezza, qualità ambientale costituisce in se stesso una straordinaria risorsa di sviluppo. Quando sono stato assessore provinciale al turismo, il mio slogan preferito è che con la sua pianura, il suo mare, le sue colline, le sue isole, le sue lagune, le sue aree protette, la sua rete di risorse culturali e monumentali, i suoi giacimenti archeologici la provincia di Foggia è un’autentica antologia del mondo. E poi il capitale umano: i tanti giovani laureati formati da quel grande polo di ricerca e di cultura che è l’Università di Foggia, le piccole e medie imprese, gli artigiani, i coltivatori che non chiedono esistenza, ma strumenti concreti per sprigionare sviluppo, crescita, occupazione.
Pensiamo soltanto a cosa potrebbe diventare l’agricoltura, con scelte coraggiose che facciamo aumentare il valore aggiunto della sua produzione. La nostra pianura ci è invidiata da tutta l’Italia: eppure oggi è un luogo di povertà, di sfruttamento.
Dobbiamo voltare pagina, partendo dalla consapevolezza che la Capitanata possiede peculiarità che nessun altro territorio pugliese e meridionale è in grado di mettere in campo. Ma questa sua natura è stata poco riconosciuta, se non addirittura negata dai governi regionali di centrosinistra che l’hanno guidata negli ultimi anni. Per questo è necessario, questa volta come non mai, mandare a Bari consiglieri regionali che possano davvero perseguire gli interessi del territorio.
Permettetemi di concludere queste mie riflessioni con un cenno doveroso a Lucera. La mia Lucera. La nostra Lucera. Se la Capitanata è un’antologia del mondo, Lucera è la sua gemma. Ha tanti punti di forza che potrebbero essere valorizzati ma sono stati soffocati. Monumenti di eccellenza mai curati (si pensi ad esempio ai lavori di viale Castello iniziati e poi abbandonati), strutture ricettive non supportate, piccola imprenditoria che ha ricevuto scarsa attenzione, soprattutto negli ultimi tempi. Tutto ciò deve necessariamente cambiare se non vogliamo vedere il futuro dell’economia lucerina affondare sempre più in basso ed i nostri figli andarsene in cerca di ‘terre migliori’.
Diciamo sempre, giustamente, che Lucera è una città d’arte, tanto ricca di passato. È giunto il momento di farla diventare ricca di futuro.
Possiamo farlo, dobbiamo farlo, ripartendo dalla nostra identità. Dall’orgoglio di essere lucerini. Dalla consapevolezza che la politica può e deve fare una mano in questa direzione, che senza una buona politica non possiamo attenderci un buon futuro, per noi e per i nostri figli.
È per fare tutto questo che, care amiche e cari amici, io sollecito il vostro voto.
Quanti mi conoscono sanno che in passato, come consigliere ed assessore provinciale e come consigliere regionale, ho lavorato con passione e con dedizione per l’interesse del territorio e della comunità.
Datemi la possibilità di farlo ancora. Non ve ne pentirete.

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